L´hockey è di tutti, ma bisogna saperci giocare

La composizione tutta altoatesina della Final Four di Coppa Italia non ha mancato di far accendere focolai di polemica per il monopolio che la provincia bolzanina ha nello sport hockey ghiaccio. Belle parole, pensieri a tratti profondi, ma che non hanno nulla a che fare con la realtà dei fatti. Purtroppo la qualificazione alle semifinali della competizione nazionale di Val Pusteria, Renon, Bolzano e di una tra Gherdeina, Vipiteno e Egna non è stata decisa a tavolino, ma si è determinata perchè queste formazioni, ad oggi, sono le migliori. Il ghiaccio ha dato il suo verdetto, oggettivo, come sempre. Non risulta, infatti, che Asiago, Pontebba, Fassa, Alleghe e Cortina, come tutti i team che inseguono in A2, siano stati informati in ritardo sul fatto che al termine del primo girone di andata e ritorno si sarebbere decisa la composizione della fase finale della Coppa Italia: in soldoni, se qualcuno si è svegliato tardi o non si è proprio svegliato, non è colpa dell´Alto Adige. Il Valpellice, compagine piemontese fino a prova contraria, ha ad esempio lottato sino all´ultimo minuto per comparire tra le qualificate, sintomo che, oltre ad avere un roster competitivo, il club ci teneva eccome ad arrivare a giocarsi un titolo. Le altre contendenti, di contro, non hanno fatto vedere la medesima convinzione o non sono attrezzate per ambire ai massimi risultati: in questo caso bisogna recitare solo il mea culpa e non aggrapparsi a fantasiose giustificazioni, magari per rabbonire i tifosi. Altre discussioni, poi, hanno riguardato il Palaonda quale possibile sede della Final Four. Anche su questo punto, non bisognerebbe, però, spendere troppe parole, soprattutto se molte di queste sono messe giù a caso. Innanzitutto perchè quello di Bolzano è uno dei pochi impianti IDONEI ad ospitare la manifestazione, secondariamente per il fatto che bisognerebbe trovare un´altra società, oltre a quella biancorossa, che si accolli le spese per organizzare l´evento, le quali, soldo più soldo meno, oscillano attorno ai 30.000 Euro. 
Detto questo, siamo tutti d´accordo sul fatto che l´hockey dovrebbe crescere anche al di fuori dei confini di una sola provincia, ma i problemi di fondo sono sostanzialmente due. Il primo è di natura geografica: risulta decisamente più facile, infatti, trovare una squadra di hockey a Merano piuttosto che a Genova ed è ancora più semplice che a Genova si vada in barca a vela piuttosto che ci si riesca a Merano. Il secondo abbraccia più fattori, finanziari, sportivi e di richiamo. Sarebbe fantastico, infatti, che anche in Italia si riuscisse, come fatto in Germania, a dislocare i vari club nei centri più importanti della penisola, avere in sostanza club di primo livello a Roma, Bologna, Firenze, e chi più ne ha più ne metta, ma siamo sicuri che, oggi come oggi, ci sia la volontà, in piazze così prestigiose, di fare degli investimenti per l´hockey su ghiaccio e conseguentemente che ci sia gente pronta a riempire le tribune per una partita di Serie A? Andando a scavare un attimo in più nelle polemiche di queste ore, c´è qualcuno che pensa seriamente che tali aspetti il “palazzo” non li abbia valutati e che, se realmente ci fossero degli spiragli positivi in tal senso, non metterebbe in moto iniziative volte affinchè questi diventino un qualcosa di più concreto? Ci lasciamo con il dubbio, alla prossima…

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L´hockey è di tutti, ma bisogna saperci giocareultima modifica: 2010-11-17T16:07:01+00:00da tl-pg
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